Un romanzo inquietante sull'Italia futura dove hanno vinto le mafie  E se vincesse la Camorra?

Con rabbia e con orgoglio.

Con rabbia e con orgoglio. Cosi' nacque, qualche anno fa, il libro "La citta' che brucia" - un titolo quanto mai tristemente profetico - pubblicato per la prima volta nel 2011.
La genesi del racconto, tuttavia, e' di gran lunga anteriore. Risale agli anni tristemente famosi dell'emergenza rifiuti, quando il mondo scopri' attonito che Napoli moriva sotto i colpi d'incapacita' e malaffare, mentre i media internazionali documentavano lo stupro di una delle aree piu' belle e fertili del mondo. "La citta' che brucia" e' un libro nato cosi', dalla pancia piu' che dalla mente, come gesto di rabbia estremo, come vomito sulla carta, come un cazzotto nello stomaco.
Il nome di Napoli, tuttavia, non viene mai citato in alcun passaggio, sia per un senso estremo d'amore e di rispetto sia perche' non volevamo ridurre a mera problematica locale una lotta di giustizia universale. Desideravamo e desideriamo ancora che nessuno si senta escluso, come ancora purtroppo succede, pensando che differenze o lontananze geografiche possano salvare da responsabilita' e rischi che minacciano tutti.
Napoli come Roma, come Milano, come Barcellona, come New York, come Rio De Janeiro, come Citta' del Messico, come ogni altra citta' e' un angolo di mondo dove, tutti i giorni, avviene la lotta tra bene e male, tra mafie e societa' civile.
Vorremmo che questo libro, che racconta un terribile futuro di morte e distruzione, dove le mafie hanno vinto sulla società civile, diventi un promemoria per non abbassare la guardia, per non distogliere lo sguardo, per non renderci conto un giorno di aver chiuso gli occhi senza vedere che la mafia e' attorno a noi, con noi e a volte dentro di noi.
Per renderci conto, oggi, che Napoli siamo noi.
Oggi che le cronache parlano di "Terra dei fuochi", nell'indifferenza generale e di tante colpevoli complicita', ora che la rabbia dei cittadini diventa un urlo sordo nel deserto delle connivenze di chi li uccide ancor prima dei veleni, la storia raccontata in questo libro diventa tragicamente attuale. "Potevamo e non abbiamo fatto" dira' uno dei protagonisti ricordando un passato non troppo remoto.
E se tutte le guerre hanno bisogno di eroi e di chi li canti, queste righe sono dedicate agli eroi anonimi che quotidianamente danno la vita per proteggere la propria terra.
E' la testimonianza di una guerra combattuta dagli ultimi, come Anna, l'eroina della superficie, o come Jenny, il giovane protagonista che si ravvede.
E' cosi' che un perche' interrogativo diventa affermativo: perche' sia il grido di battaglia di una guerra non ancora perduta! Una guerra combattuta con rabbia e con orgoglio.


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